You can do it from your Bed

Tutta colpa dell’Occhialuto.

“Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c’era altra possibile vita fuori dell’emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte piú considerevole del suo organismo. La talpa s’interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s’ingrandí e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.
Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre piú furbo e piú debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l’ordigno non ha piú alcuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del piú forte sparí e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno piú, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ piú ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie”
[Italo Svevo, La Coscienza di Zeno – VII, Psicoanalisi]

Mi sembrava doveroso riprendere l’argomento sul Cambiamento.
Come già citato sommariamente, il Cambiamento non è sempre sinonimo di Miglioramento. Il caro Oscar -o Italo se preferite- dimostra per l’ennesima volta, forse in questo passo più che mai, di saperla assai lunga.

Il mutare continuo del Mondo e di tutti i suoi aspetti, principali e secondari, è una chiara espressione della Volontà di Potenza Nietzchiana. Per restare in tema, Svevo la conosceva come Wille zur Macht.
Fidatevi, c’è tanta differenza.

Volontà di Potenza, ovvero il cambiare continuamente il nostro punto di vista delle cose.
Esempio stupido: un tempo la Luna era una divinità e/o un posto irraggiungibile, adesso è un Satellite Naturale dove è già stata piantata una Bandiera a Stelle e Striscie (sicuri?).
Domani chissà cosa sarà, dopodomani idem e così via.

Tutto questo ha portato l’Uomo a picchiare usando le mani, a picchiare usando una mazza, a costruirsi una fionda…
…a sparare con una pistola, a sganciare bombe, a sganciare bombe atomiche…

E se dopo questi puntini dovessi metterci quanto citato nel passo.
Vero, non potrei.

Il titolo del Post precedente a questo non è del tutto esatto. Sarebbe meglio “Cambiamo, ma Cambieremo?”.

Se non altro non ci saranno più parassiti e malattie.
E nemmeno l’Uomo, figurarsi il Superuomo.

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4 Risposte

  1. md

    E’ un bel problema quello da te (tramite Svevo e dintorni) sollevato. Ma se è vero che ogni essere vivente – spinozianamente – non fa altro che affermare se stesso e trovare “letizia” nella sua espansione, perché ciò non può valere per quel vivente che ha trovato il modo di produrre una proliferazione incontrollata del suo autoaffermarsi?
    La tecnica è protesi, d’accordo, ma è pur sempre una produzione “naturale”, un prolungamento di sé oltre se stessi, che però è un far uscire all’esterno ciò che è interno, intimo (e dunque “natura”).
    Mettiamola così: Spinoza, Nietzsche – una medesima diagnosi, due terapie diverse. Conatus o volontà di potenza, i dati naturali di partenza (siamo necessitati ad esser così e non altrimenti dalla nostra natura, che è poi la natura di ogni essere).
    Ma: Spinoza pensa che da ciò possa (non debba) derivare un’etica – dunque una relazione responsabile con gli altri esseri ed enti. E dunque costruisce un’ontologia in vista di un’etica.
    Nietzsche, decostruisce ogni possibile ontologia: l’unico dato è la volontà di potenza, che però non ha nessuna sostanza alla sua base, ma è semmai un’annichilente soggettività, che dunque sceglie l’irrelatezza come unica via di salvezza. Io sono in quanto desidero in quanto voglio – o meglio, è il mio volere-desiderare (al limite ogni cosa) a farmi essere. Ma è, appunto, il mio essere, non un con-essere.
    Nonostante il fascino (terribile) di Nietzsche, scelgo Spinoza.
    Ora, però, dovrei cominciare a spiegare perché…

    5 agosto 2010 alle 10:09 pm

  2. Preciso che io parlo da semi-ignorante in Filosofia.
    Ho avuto pessimi docenti, e quindi so giusto qualche concetto base. Sono lacune che comunque cercherò di colmare.

    5 agosto 2010 alle 10:16 pm

  3. Mi hai fatto pensare alle parole di Brecht in “Vita di Galileo” (se puoi e non l’hai già fatto ti consiglio di leggerlo). Personalmente, non considero la tecnica come protesi “naturale”, ma decisamente “innaturale” seppur non per forza da criticare; la tecnica ha permesso per esempio l’invenzione dell’aratro, che sfrutta il terreno contronatura ma non lo danneggia. Il punto è che lo sviluppo della tecnica è sempre nato per scopi positivi/collettivi (tanto per buttarla li, la ruota) per poi evolversi nell’invenzione di macchine distruttive (carri per combattere, etc). Quindi è una questione di mentalità, ed escluderei a priori la possibilità che l’etica di Spinoza possa venire applicata universalmente; non ai livelli ai quali siamo giunti, dove se anche gli scienziati possono avere nobili fini, chiunque può reperire una pistola.

    Dopo tante castronerie, saluto.

    7 agosto 2010 alle 11:33 am

    • md

      Sull’innaturalità della tecnica non concordo. Il dna è una tecnica, ed è piuttosto naturale, così come tutte le strategie comunicative (il linguaggio stesso, che non è prerogativa solo umana), la conformazione dei corpi animali, la costruzione di tane, ecc.ecc. Nel caso dell’evoluzione umana mi pare si tratti solo di una questione quantitativa, non qualitativa.

      Anch’io non penso che l’Etica di Spinoza possa essere applicata universalmente, ma lo auspico, anche perché mi pare sia l’unica (o una delle poche) che si fondi sull’orizzontalità degli esseri viventi: non ci sono né principi né imperi né tantomeno fini particolari all’interno della natura. Un umano non vale più di una zecca, secondo questa prospettiva…

      7 agosto 2010 alle 12:59 pm

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